Il prediabete non è ancora diabete conclamato ma ci sono già alterazioni glicemiche: è una condizione molto frequente e legata all’obesità, ma già in caso di sovrappeso alcuni soggetti predisposti possono svilupparlo perché c’è anche una componente genetica importante. Questa condizione riguarda circa il 15% degli italiani ed è una condizione sempre più diffusa e sempre più precoce, ma non innocua. E’ infatti associato a un maggior rischio di infarto. E’ necessario, pertanto, trattarla precocemente soprattutto con dieta e attività fisica. Si individua facilmente dalle analisi nel sangue di routine: a segnalarlo è un livello di glicemia a digiuno alterata (tra 100 e 125, mentre nel diabete è superiore a 126), primo segnale di allarme che suggerisce la necessità di procedere a un esame con curva da carico di glucosio. La questione è che la presenza di un alterato metabolismo glicemico è già associato, oltre a quello di sviluppare diabete in futuro, a aumento del rischio di coronaropatia intorno al 26%, che predispone, a sua volta, all’infarto. Per questo, anche le linee guida suggeriscono che in questi soggetti è necessario iniziare subito a lavorare attraverso la dieta – che deve essere mediterranea e ipocalorica, con pochi grassi e molte fibre – e con attività fisica regolare di 20-30 minuti al giorno.

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