Una scoperta fatta da un team di ricerca dell’Università di New York, dimostrando come le dimensioni e la forma del nucleo compiano fluttuazioni in un breve lasso di tempo. Hanno osservato per la prima volta repentini cambiamenti nella forma e nelle dimensioni del nucleo in cellule umane vive. Il meccanismo, individuato grazie a un microscopio a fluorescenza, indica l’esatto momento del ciclo vitale e può essere sfruttato per comprendere meglio lo sviluppo di alcune patologie.

Secondo queste osservazioni le cellule umane hanno un vero e proprio ‘orologio interno’, dal quale è possibile determinare l’esatto momento del ciclo di vita cellulare. Da questi cambiamenti è possibile ottenere informazioni inedite da sfruttare in ambito medico.

Che una membrana nucleare cambiasse in dimensioni nel corso della vita di una cellula era già noto da tempo, tuttavia non si sapeva che il nucleo compiesse fluttuazioni nell’arco di pochi secondi. La ragione risiede nel fatto che osservare una cellula viva sia tutto fuorché semplice; non a caso la maggior parte di queste analisi viene infatti condotta su cellule morte. Per superare i limiti tecnici, gli studiosi coordinati dalla dottoressa Alexandra Zidovska, docente di Fisica presso l’ateneo americano, hanno sfruttato un microscopio all’avanguardia basato sulla fluorescenza, grazie al quale sono riusciti a intercettare queste minuscole variazioni della membrana nucleare.

Gli scienziati hanno scoperto che i cambiamenti si riducono sensibilmente col passare del tempo, indicando così un momento specifico del ciclo cellulare. Avere questa informazione non solo aumenta le nostre conoscenze in termini biologici, ma permetterà di approfondire diverse dinamiche legate allo sviluppo di gravi patologie.

“Sappiamo che gli errori strutturali e funzionali della membrana nucleare sfociano in un gran numero di disturbi dello sviluppo e patologie ereditarie, come la cardiomiopatia, la distrofia muscolare, e il cancro. Gettare luce sulla meccanica delle fluttuazioni della forma nucleare potrebbe aiutarci a comprendere la membrana nucleare sia in salute che durante le malattie”, ha spiegato l’autrice principale della ricerca.

I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.

 

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