In questa puntata di Laboratorio Salute abbiamo avuto il piacere di incontrare nuovamente il Dottor Francesco Di Pierro, biologo, farmacologo e dottore di ricerca in Immunologia.  Insieme abbiamo  parlato delle ultime scoperte in tema di Microbiota. Ad esempio: ma è possibile che alcuni di noi abbiano un microbiota migliore di altri?

E poi: come si forma un microbiota? E perché alcuni microbioti sono migliori altri? Davvero un microbiota può difenderci da una malattia? Cosa dobbiamo fare per migliorarlo se non siamo stati fortunati ad averne uno migliore? Vi spiegheremo quali sono i più studiati (orale, vaginale, nasale, cutaneo, intestinale), come si eredita in maniera corretta un microbiota (parto naturale), come lo si eredita in maniera scorretta (cesareo e terapia antibiotica, cosa succede se lo si eredita in maniera scorretta (scarsa biodiversità, rischio atopico, rischio obesità, rischio IBD) e come si può correggere un microbiota ereditato (allattamento al seno).

 

Se quindi il microbiota ci difende, l’uso degli antibiotici non solo crea resistenza ma espone anche al rischio di nuove infezioni. E questo perché crolla la biodiversità del sistema. Esempio della salmonellosi nel topo. Esempio della salmonellosi nell’uomo. Esempio delle conseguenze sul peso.

I microbioti influenzano il nostro benessere. Ma esistono dei microbioti “cattivi” che possono farci ammalare o aggravare una malattia, come nel caso del Fusobacterium nucleatum nel cancro del colon retto o i batteri produttori di TMAO che alzano il rischio cardio-vascolare o altri microbioti che generano malattia renale, ipertensione ed obesità.

Esistono anche delle patologie che mostrano dei chiari segni di sé grazie alla presenza o l’assenza di un particolare tipo di batteri. Come nella colite ulcerosa o nella dieta aglutinata in caso di celiachia o sensibilità al glutine.

In Italia oggi è anche possibile farsi analizzare il proprio microbiota con il test MyMicrobiota. Con questo test possiamo conoscere l’enterotipo, la composizione per phylum, il rapporto F/B, la composizione per genere, la biodiversità, se possiamo avvantaggiarci di un trattamento probiotico o no, come mangiamo, che malattie rischiamo… E a breve, tra qualche mese, sarà anche possibile analizzare il microbiota vaginale.

 

Un microbiota “che non va bene” lo si può anche correggere in primis con alcune scelte alimentari. Poi con la terapia probiotica mirata con ceppi realmente colonizzanti e quindi facendosi aiutare da alcuni fitoterapici che sono capaci di amplificare o ridurre alcune porzioni del microbiota. Ad es. la berberina è euglicemica e la curcumina incrementa gli SCFA e quindi disinfiamma. Anche in questo caso però i fitoterapici non sono tutti uguali.

 

La relazione fra intestino e cervello, scoperta già 2500 anni fa da Ippocrate, ha assunto, negli ultimi anni, un ruolo predominante negli studi medici, divenendo un tema sempre più analizzato e fonte di nuove scoperte scientifiche. Nell’intestino risiedono circa 100.000 miliardi di batteri, appartenenti a specie diverse; questo insieme costituisce il microbiota, ovvero il patrimonio batterico caratteristico di ogni individuo.

“Dal quarto mese di vita il microbiota è specifico per ogni persona e non c’è organo con il quale il microbiota intestinale non abbia interazione”. Il tipo di rapporto che si sviluppa tra l’organismo ospite e i batteri è, infatti, simbiotico, perché entrambi ne traggono vantaggi. Al microbiota sono riconosciute diverse funzioni: metaboliche, trofiche e protettive. La flora intestinale (il microbiota) può essere alterata da diversi fattori, come l’età, le terapie mediche – in particolare le somministrazioni antibiotiche – certe diete, lo stress.Queste alterazioni dell’equilibrio intestinale, raggruppate sotto il nome di Disbiosi, spesso portano a malattie più o meno gravi, che possono addirittura divenire croniche, come ipertensione, disimmunità, obesità. Alcuni studi hanno evidenziato che il microbiota delle persone obese possiede una bassa varietà di tipologie di batteri, a differenza degli individui sani, che possiedono numerosi e caratteristici microrganismi, ed è questa una delle cause dell’obesità, unitamente alla dieta e alla genetica.

Sono molteplici le indagini di laboratorio che permettono di diagnosticare la disbiosi: l’analisi della calprotectina, il test di permeabilità intestinale, il breath test dell’“overgrowth batterico”, l’analisi delle urine per la presenza dello scatolo e dell’indacano, che sono, rispettivamente, “un marcatore presente nell’intestino crasso e un indicatore di disbiosi dell’intestino tenue.

Attualmente, per fronteggiare le cronicità che un non-equilibrio del microbiota o una carenza di batteri può creare, si può ricorrere a un’integrazione esterna e all’uso per esempio di probiotici, microrganismi che esercitano effetti positivi sulla salute dell’individuo e di prebiotici, componenti alimentari necessari nella dieta affinché alcune colonie batteriche riescano ad attecchire nell’intestino. Non sempre, però, questi elementi fanno sì che avvenga una colonizzazione batterica efficace e produttiva per il riequilibrio della flora intestinale.

 

Contatti

Francesco Di Pierro

Scientific & Research Director

Velleja Research

www.vellejaresearch.com

f.dipierro@vellejaresearch.com

Biologo, farmacologo e dottore di ricerca in Immunologia. Dal 2007 Direttore Scientifico e Ricerche di Velleja Research.Autore di “Argomenti di Fitoterapia Biofarmaceutica”; edito da CEC Editore, Milano (2014).Autore di “Argomenti di Terapia Batterica”; edito da CEC Editore, Milano (2015).

 

2 Risposte

  1. dott.ssa Ivana Galluccio

    buonasera, gentilmente potrei avere i riferimenti bibliografici dell’articolo da cui ha ricavato l’immagine relativa alla TMAO?
    grazie

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