Ormai gli oggetti realizzati con materiali da riciclo non ci sorprendono quasi più, visto che la crescita del riciclo e innovazione green è in grande crescita. Siamo praticamente abituati a vedere abiti, gioielli, utensili ed elementi di arredo progettati a partire da prodotti di scarto. Anche se nel design questo trend è sempre più in crescita, c’è ancora molto da fare sul fronte architettonico. Eppure è proprio il mondo legato alla progettazione che avrebbe tanto bisogno di maggiore sostenibilità, a partire dai materiali per edilizia circolare.

Sappiamo perfettamente che l’edilizia è uno dei comparti più energivori e inquinanti ma anche uno dei più complessi, dove sarebbe necessario il rispetto di standard rigorosi per garantire sicurezza e resistenza di strutture ed elementi.  Per questo motivo l’innovazione green dei materiali per edilizia circolare, ovvero quelli che prevedono un utilizzo virtuoso delle risorse in un’ottica di recupero e riuso, fanno ancora fatica ad affermarsi definitivamente.

Questa innovazione viene dall’Università del Michigan dove i professori in architettura Meredith Miller e Thom Moran stanno studiando i cosiddetti plastiglomerati e il loro potenziale come materiali da costruzione.

Il termine ‘plastiglomerato’ è recente ed è stato coniato dalla geologa canadese Patricia Corcoran, dell’Università dell’Ontario Occidentale, che, nel corso di una spedizione in una spiaggia hawaiana, aveva notato la presenza di rocce che avevano inglobato frammenti di plastica. Uno degli effetti dell’inquinamento: formazioni in cui frammenti di rifiuti plastici, semifusi ma ancora riconoscibili, tengono insieme pezzi di roccia, sabbia e conchiglie.
Gli architetti in questione hanno scelto di recuperare questo materiale ibrido, di lavorarlo e di trasformarlo in blocchi edilizi. La ricerca, per cui hanno ricevuto un finanziamento dell’AIA, ha previsto lo studio del processo di fusione e di taglio del materiale, particolarmente difficile da lavorare.

Il risultato è al momento qualcosa che si avvicina alla sperimentazione artistica e non caso i prototipi sono stati esposti alla Biennale di Architettura di Venezia del 2016. Ma la speranza è che si possa uscire dai circuiti espositivi per entrare in quelli della produzione industriale.

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