Le multinazionali, soprattutto quello che vendono gli alimenti e bevande grazie all’utilizzo continuo di plastica monouso, promovono uno stile di vita e di consumo che si basa sull’usa e getta. In quanto le multinazionali dominano il mercato quasi universale predominando in questo modo la grave crisi ambientale dell’inquinamento da plastica. Lo ha spiegato Greenpeace sulla base del report che ha diffuso recentemente “Una crisi di convenienza. Le multinazionali dietro l’inquinamento da plastica del Pianeta” all’interno sono stati presentati tutti i risultati di un questionario sull’uso di plastica monouso sottoposto a undici grandi aziende di beni di largo consumo (Fast Moving Consumer Goods, FMCG): Coca-Cola, Colgate-Palmolive, Danone, Johnson e Johnson, Kraft Heinz, Mars, Nestlé, Mondelez, PepsiCo, Procter & Gamble e Unilever.
L’intero settore “prevede l’incremento delle vendite di prodotti imballati in plastica usa e getta che potrebbe aggravare la contaminazione negli anni a venire” ha dichiarato Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia aggiungendo che “bisogna sfatare il mito che tutti gli imballaggi immessi in commercio possano essere raccolti e riciclati”.
Da questo rapporto emerge, inoltre, “che gran parte delle aziende intervistate non conosce o non ha condiviso i dati relativi alle quantità di imballaggi prodotti che vengono riciclati né tantomeno è a conoscenza della destinazione dei propri imballaggi alla fine del loro ciclo di vita. Tra le soluzioni proposte dalle undici aziende la gran parte punta sull’incremento della riciclabilità e sull’uso di plastica riciclata ma nessuna ha investito in programmi di riduzione a monte o in sistemi di consegna e distribuzione alternativi”. Occorrono “soluzioni volte realmente a ridurre l’inquinamento alla radice. Solo così salveremo i mari del Pianeta” ha concluso Ungherese.



