Il diabete è una malattia grave e diffusa la cui prevalenza, secondo l’OMS, è in continuo aumento: nel 2014 – rileva il portale del Ministero della Salute – era stimata pari al 8,5% della popolazione a livello mondiale, a fronte del 4,7% del 1980. Secondo tali stime, nel mondo si contavano circa 422 milioni di persone affette da diabete mellito, 64 milioni all’interno della Regione europea dell’OMS. In Italia, in base ai dati Istat, nel 2016 si è stimata una prevalenza del diabete noto pari al 5,3% (5,4% negli uomini, 5,2% nelle donne) pari a oltre 3 milioni di persone. La prevalenza aumenta al crescere dell’età fino a un valore di circa il 20% nelle persone con età uguale o superiore a 75 anni. La prevalenza è mediamente più bassa nelle regioni del nord (4,7%) rispetto a quelle del centro (5,7%), del sud (6,1%) e delle isole (5,8%). Si distinguono un diabete mellito di tipo 1 (più del 10% dei casi) e un diabete mellito di tipo 2 (più dell’80% dei casi): il diabete di tipo 2 è in parte prevenibile modificando gli stili di vita delle persone a rischio, particolarmente per quel che riguarda la nutrizione e l’attività fisica, il diabete di tipo 1 non può essere prevenuto, in quanto sono ancora poco chiari i fattori di rischio che interagiscono con la predisposizione genetica scatenando la reazione autoimmunitaria. C’è poi un tipo di diabete scoperto solo di recente, il cosiddetto diabete di tipo 3c, che potrebbe essere molto più diffuso del previsto, poiché spesso viene confuso col diabete di tipo 2. Oltre che a compromettere la produzione di insulina, questa forma di diabete impatta su quella degli enzimi necessari alla digestione e di alcuni ormoni. Una patologia, quella del diabete, trattatta spesso anche nelle nostre trasmissioni di medicina e salute in cui , analizzando le cause della sua insorgenza, soprattutto in quelle di tipo 3, viene sottolineata l’importanza degli stili di vita e di certi tipi di alimenti, tra cui i cereali. L’assistenza alle persone con diabete rappresenta una delle principali sfide. Non solo per la sempre crescente diffusione della patologia, quanto perché la malattia ha un forte impatto sanitario, sociale ed economico che richiede un’organizzazione dell’offerta sanitaria in grado di minimizzare il più possibile l’incidenza degli eventi acuti e delle complicanze invalidanti che comportano costi elevatissimi.

Come per la gran parte delle malattie croniche, il diabete richiede un costante supporto al paziente che rappresenta il primo protagonista della gestione della malattia. L’Italia dispone di un sistema di assistenza ben riconoscibile, sebbene vi siano tuttora differenze territoriali suscettibili di miglioramenti organizzativi, soprattutto sul versante dell’integrazione e della comunicazione tra i vari operatori.

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