“La sanità continua a rimanere fuori dalle priorità dei Governi che si succedono alla guida del Paese”. A dimostrarlo, la mancanza, rispetto al passato, di una svolta in materia, “una scelta che non dà seguito alle promesse elettorali di un rifinanziamento della sanità pubblica”. E’ questo il messaggio che arriva dal 14/mo Rapporto Sanità del Consorzio per la Ricerca Economica Applicata (Crea) in Sanità dell’Università di Tor Vergata, presentato a Roma. Il rapporto fotografa luci e ombre di un Ssn che garantisce buoni livelli di salute, ma deve fare i conti con disparità geografiche e una spesa sanitaria pubblica sempre più definanziata rispetto a quella di altri Paesi dell’Europa occidentale: il divario tra l’Italia e l’Ue precedente l’allargamento ad Est (ante-1995), ha infatti raggiunto il 31,3%. E cresce di pari passo l’impoverimento delle famiglie per curarsi: rinunciano alle cure sanitarie il 5,5% dei nuclei, ma con picchi dell’8% al sud. Nonostante ciò da noi si invecchia di più e meglio che altrove in Europa e la speranza di vita in buona salute oltre i 65 anni è di 10,4 anni per gli uomini e 10,1 per le donne, contro una media Ue pari a 9,8 e 10,1 anni. Resta però ampio il divario di salute tra Nord e Sud, con oltre un anno di svantaggio in termini di aspettativa di vita nelle Regioni del Mezzogiorno, che diventano 3 per quella a 65 anni. “Misunderstandings”, ovvero malintesi, è il titolo del rapporto di quest’anno. A spiegarne il senso è il presidente di Crea Sanità Federico Spandonaro. “Il principale malinteso è continuare a pensare che la politica sanitaria si esaurisca con le politiche assistenziali, dimenticando quelle industriali”. Un problema che si può affrontare solo rivedendo il rapporto tra sostenibilità, sviluppo economico e innovazione. “L’abbattimento dei silos fra farmaceutica e altre forme assistenziali, ma anche la valutazione dell’indotto generato dal settore, dovrebbero essere tra gli obiettivi primari”.

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