Autismo, l’intelligenza artificiale è in grado di riconoscere il disturbo

Un semplice elettroencefalogramma (EEG) può consentire di rilevare in fase precoce e in maniera pressoché automatica se un bambino è affetto o meno da disturbi dello spettro autistico. Anche una registrazione standard contiene infatti le informazioni necessarie per arrivare a distinguere, attraverso l’utilizzo di sofisticati sistemi di intelligenza artificiale, i bambini autistici dai bambini con altre patologie neuropsichiatriche e dai bambini a sviluppo tipico.

L’indagine si è svolta con l’analisi dei dati grezzi della registrazione elettroencefalografica attraverso un sistema di reti neurali sviluppato dal Centro Ricerche Semeion. Per cominciare sono stati considerati gli EEG di due diversi gruppi di bambini americani con età compresa tra i 4 e i 14 anni, ciascuno costituito da 20 soggetti, i primi affetti da disturbi dello spettro autistico e i secondi da altri disturbi neuropsichiatrici, simili per età e rapporto maschio/femmina. In questo caso il sistema è stato in grado di distinguere i bambini, separandoli in base alle diverse diagnosi, con un’accuratezza tra il 93% e il 97,5%, a seconda dei diversi algoritmi utilizzati.

Successivamente, per ulteriore verifica sulla validità del sistema, sono stati considerati altri due gruppi di bambini. Il primo costituto da 25 soggetti italiani (15 autistici e 10 con sviluppo tipico) tra i 7 e i 14 anni di età i cui EEG sono stati registrati a Villa Santa Maria. Il secondo costituito da altri 10 bambini autistici italiani tra i 25 mesi e i 37 mesi di età.

Anche questa analisi ha dato esisto positivo. L’accuratezza nel distinguere i soggetti con autismo da quelli appartenenti al gruppo di controllo e da quelli con altre patologie neuropsichiatriche ha infatti raggiunto il 95%. E anche nel caso dei bambini più piccoli, i cui EEG sono stati utilizzati per un ulteriore riscontro, le reti neurali hanno consentito di riconoscere correttamente nove soggetti su dieci. Tutto ciò senza che i risultati venissero in alcun modo influenzati dall’età, dalla nazionalità, dall’etnia e da aspetti tecnici relativi l’acquisizione degli EEG nei diversi contesti.

“Questo studio dimostra che anche un elettroencefalogramma standard contiene le informazioni necessarie per distinguere sostanzialmente i bambini a sviluppo tipico da quelli con disturbo dello spettro autistico, a patto di poter elaborare i dati con sistemi di analisi molto sofisticati come quelli utilizzati dal nostro gruppo”, spiega il professor Enzo Grossi, Direttore Scientifico della Fondazione VSM.

“Il fatto che un sistema, addestrato su casi di bambini di età più avanzata, abbia comunque classificato correttamente anche nove dei dieci soggetti più piccoli sembra suggerire la presenza di un qualche marcatore dei disturbi dello spettro autistico a livello neurale fin dalla più tenera età, cosa che renderebbe possibile una diagnosi già nei primi mesi di vita. Il nostro prossimo obiettivo è, pertanto, quello di approfondire questa possibilità analizzando i risultati di EEG effettuati su bambini con meno di 12 mesi di età, che stiamo cercando di reperire da Centri italiani ed esteri”.

I risultati dello studio italo-americano è stato appena pubblicato dall’autorevole rivista scientifica Clinical EEG and Neuroscience.

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