Reso noto sulla rivista Neurology, e riportato da Ansa Salute, il traguardo si deve a un team di scienziati della Washington University School of Medicine a St. Louis. Il test si basa sulla misura della concentrazione nel sangue della proteina beta-amiloide (prima indiziata tra i presunti colpevoli della malattia) attraverso uno strumento che si chiama spettrometria di massa. La beta-amiloide plasmatica è indicativa di quella accumulata nel cervello. A questa informazione si aggiunge l’età della persona e la presenza o meno nel suo Dna del ‘gene’ APOE4, noto per moltiplicare il rischio di Alzheimer fino a 5 volte. Un test in grado di predire il rischio Alzheimer – a costo sostenibile, altamente accurato e specifico e facilmente disponibile sul territorio – è considerato il ‘Santo Graal’ per gli scienziati che in tutto il mondo sono in lotta contro la malattia: infatti questa esordisce con i primi seri deficit di memoria solo molti anni dopo che i processi neurodegenerativi (innescati da vari meccanismi tra cui la sostanza beta-amiloide che si accumula nel cervello) si sono innescati. Questo lungo periodo di ”incubazione”, di fatto, renderebbe tardiva e quindi vanificherebbe l’azione di eventuali terapie che venissero sviluppate contro la demenza. Avere un test del sangue – low cost e semplice da usare – potrebbe aggirare il problema (attualmente per capire chi è a rischio di Alzheimer si usa la tomografia a emissione di positroni – PET – che però è costosa e difficile da praticare). Gli esperti Usa sono partiti dalla misura delle concentrazioni nel sangue di due tipi di beta-amiloide di ‘peso’ diverso, usando uno spettrometro di massa, come indicatore della beta-amiloide presente nel cervello. Per rendere più accurato il test gli esperti hanno combinato questa misura con due semplici informazioni del soggetto: l’età e la presenza o assenza nel suo Dna del gene APOE4, arrivando così a un test accurato al 94% nel predire chi negli anni a venire si ammalerà di Alzheimer.

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