Cresce l’obesità, ma la rinascita è possibile con il Metodo Zangirolami

Venticinque milioni di italiani sono in sovrappeso o obesi. Tra questi il 46% degli adulti e il 24% degli under 18. Statisticamente, le donne hanno un tasso di obesità inferiore (9.4%) rispetto agli uomini (11.8%). E il problema è maggiormente diffuso al Sud dove un bambino su tre ed un adolescente su quattro sono in eccesso di peso. In Italia a 9 anni un bambino su 10 è obeso e 2 su 10 sono in sovrappeso e circa il 50% degli adolescenti obesi rischia di esserlo anche da adulti. Ma ciò che desta più allarme sono i dati sulle complicanze fisiche e psicosociali già presenti nell’infanzia e che tendono ad aggravarsi in età adulta. Il successo di chi intraprende il percorso Zangirolami è sempre lo stesso: si dimagrisce senza patire la fame (niente cibi o bevande sostitutive), l’attività fisica di pochi minuti al giorno è sostenibile ed accelera il metabolismo, le persone ricominciano a sorridere, migliorano diverse patologie ed infine si ha il miglioramento estetico… che non guasta mai! Ma il risultato più soddisfacente è che questo metodo sostenibile e ad personam consente di mantenere i risultati per tutta la vita…
Oggi sarà la Signora Amelia Bosatra a raccontare il suo successo, assieme a Ivo Lorenzi, imprenditore del benessere, e Maria Formentini, responsabile Metodo Zangirolami.

La sign.ra Amelia Bosatra di Trazzano sul naviglio (Mi) classe 1953 è alta 158 cm

Ed ha iniziato il percorso con il metodo Zangirolami ad aprile 2018. In 8 mesi ha perso 11,4 kg. Il suo peso iniziale era di 81 kg, a dicembre 2018 era 69,6 kg.

Soffriva di :

obesità di I° grado (BMI 32.4), ora sovrappeso con BMI 27.8

intolleranza lieve ai carboidrati, ora normalizzazione quadro glicemico (familiarità diabetica),

ipertensione arteriosa (nota) ora normotensione

E grazie al metodo ha avuto anche una lieve riduzione terapia sostitutiva tiroidea con Levotiroxina.

I chili di troppo potrebbero gravare sulla memoria, almeno quella delle donne: infatti in una ricerca condotta da esperti del dipartimento di psicologia della University of California, a Davis è emerso che le donne obese hanno minore ‘memoria di lavoro’ (o memoria a breve termine), ovvero quella che usiamo in ogni istante della giornata per svolgere le normali attività del quotidiano, ad esempio ricordare un conto da pagare o un numero di telefono o un appuntamento.

Le donne obese hanno più difficoltà a controllare la fame rispetto ai maschi. Questo accade perché i meccanismi con cui si riceve gratificazione dal cibo e il metabolismo cerebrale sono diversi nel cervello femminile. Lo spiega sulla rivista Aging uno studio italiano del Policlinico San Donato, l’Università Vita-Salute San Raffaele, l’Ospedale San Raffaele di Milano e dell’Università degli Studi di Milano.

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