‘Klebsiella spallanzanii’ e ‘Klebsiella pasteurii’: sono le due nuove specie batteriche identificate e descritte dai ricercatori dell’Unità di Microbiologia del Policlinico San Matteo di Pavia, coordinati dal professor Piero Marone, insieme ai ricercatori del professor Davide Sassera del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell’Università di Pavia e del professor Claudio Bandi del Dipartimento di Bioscienze dell’Università dell’Università di Milano. La scoperta, risultato della collaborazione dei team italiani con i gruppi dell’Università di Bath, dell’Università di Oslo e dell’Institut Pasteur di Parigi, è stata pubblicata sulla rivista scientifica ‘Frontiers in Microbiology’. La ricerca è avvenuta nell’ambito del progetto europeo SpARK, che è volto a investigare la trasmissione dei batteri del genere Klebsiella dall’ambiente all’uomo, al fine di comprendere meglio le caratteristiche e le vie di diffusione di questo importante patogeno, particolarmente pericoloso a causa della sua estrema capacità di resistere ai trattamenti antibiotici. La scelta dei nomi non è casuale. La prima specie batterica identificata porta il nome di Lazzaro Spallanzani, docente presso l’Università di Pavia dal 1769 fino al 1799 (anno della sua morte), pioniere nell’applicazione del metodo sperimentale nelle scienze naturali, ricordato per aver contribuito alla confutazione della dottrina della generazione spontanea. La seconda nuova specie è stata dedicata al francese Luis Pasteur, fondatore della microbiologia moderna, per la collaborazione che si è instaurata tra il team italiano e quello dell’Institut Pasteur. Nell’ambito del progetto sono stati raccolti più di 6.000 campioni tra materiali biologici di pazienti e volontari reclutati tra i cittadini pavesi, animali da compagnia e di allevamento, acque di fiume e di irrigazione, campioni di vegetali e suolo raccolti nella città e nella provincia di Pavia. In questi campioni i ricercatori del San Matteo hanno riscontrato più di 3.000 isolati batterici del genere Klebsiella, i cui genomi sono stati sequenziati e analizzati. Si è così compreso che taluni dei genomi sequenziati non erano riferibili ad alcuna delle specie fino ad allora conosciute; i nuovi isolati sono stati quindi studiati in modo dettagliato. Rimane da comprendere il potenziale ruolo patogeno delle due specie. Fortunatamente tutti gli isolati identificati finora delle due specie sono risultati sensibili a tutti gli antibiotici utilizzati nella routine.

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