Milano Affrontare la tematica delle patologie cardiovascolari delle persone anziane attraverso soluzioni che possano facilitare i pazienti e, al tempo stesso, alleggerire il peso sul Servizio sanitario nazionale. Secondo Ciro Indolfi, presidente della Società italiana di Cardiologia. “Le malattie cardiovascolari – ha spiegato ad askanews – rappresentano la causa maggiore di morte in Italia, però la notizia buona è che il trattamento di queste patologie ha permesso un allungamento della vita media. Oggi viviamo sette anni di più rispetto agli ultimi 10-15 anni e questo vantaggio è legato principalmente all’avanzamento delle cure delle malattie del cuore. Abbiamo oggi delle terapie molto efficaci, ma quello che sta succedendo è la trasformazione del paziente da acuto in cronico”. Una situazione che in Italia sta diventando particolarmente complessa, dato che sta entrando nella Terza età la generazione dei Baby Boomers. Che fare, dunque? “La sfida del futuro – ha risposto Indolfi – sarà quella di gestire le criticità dei pazienti anziani e, visto che oggi l’Italia è un Paese a crescita zero, lo scenario che ci si aspetta è quello di un mondo di ultrasettantacinquenni. Bisogna un po’ trasformare l’idea dell’ospedale con quella di un trattamento da fare a casa del paziente e qui entra in scena la tecnologia che consente un controllo e un trattamento a casa del paziente”. La parola chiave, quindi, è prevenzione. “Quello che c’è da fare – ha concluso Mantovani – è la prevenzione, occorre prevenire che il soggetto che ha sviluppato una cronicità sviluppi anche le successive, essenzialmente di natura cardio-metabolica. La prevenzione inizia da bambini, ma per alcune coorti di popolazione questo non è più possibile, perciò quello che possiamo fare è una prevenzione secondaria che limiti i danni di ciò che già è avvenuto. Quindi aggiungere vita sana alla vita. Aggiungere vita lo abbiamo fatto, quello che manca è aggiungere vita sana”.

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