Ripensare il cibo e la sua produzione per salvare il Pianeta

Dodici trilioni di dollari. Il professor Jeremy Oppenheim scandisce dal palco questa cifra che da sola basta a raccontare l’urgenza di un cambiamento che riguarda il nostro modo di consumare cibo oltre che produrlo. Perché quei 12 trilioni di dollari sono i costi che si nascondono dietro tutto il sistema di produzione del cibo e di utilizzo della terra. Parliamo di danni irreversibili agli ecosistemi e conseguenti rischi alimentari di alcune regioni, parliamo di spese crescenti nella sanità pubblica per problemi come l’obesità, la malnutrizione, l’inquinamento. L’enormità di questa cifra appare ancor più evidente se pensiamo che da solo tutto il mercato del sistema agroalimentare vale 10 di trilioni di dollari. Di qui l’urgenza di cambio di passo che entro il 2050 deve rendere disponibili fino a 1,2 miliardi di ettari di terreni attualmente destinati all’agricoltura e “risparmiare” 10,5 trilioni di costi nascosti. Una vera e propria “chiamata alle armi” per dirla con le parole di Guido Barilla, giunta dal decimo Forum internazionale su alimentazione e nutrizione organizzato a Milano dalla Fondazione Barilla.

“Le cose stanno cambiando in modo drastico – ha detto Barilla dal palco – ben venga dunque Greta, ben vengano dieci Greta perchè la Terra ora brucia realmente”. E poco prima a margine aveva aggiunto “Oggi c’è bisogno di una coscienza comune delle persone e di un atteggiamento responsabile delle persone nelle scelte che fanno. Le persone costruiscono i mercati, i mercati determinano la domanda, l’industria risponde alla domanda di mercato per vocazione e per necessità. Tutto il cambiamento parte dalla coscienza delle persone”.

Un cambiamento culturale dunque è il primo ed essenziale passaggio per rispondere all’emergenza ambientale che ci chiama in causa come cittadini, decisivi in questa fase di transizione per orientare gli investimenti dell’industria come ha sottolineato il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini: “La forza dei cittadini che io amo definire coproduttori più che consumatori è quella di pretendere che atteggiamenti virtuosi vengano applicati dall’industria. Facciano bene attenzione tutti perché questo meccanismo è già partito rispetto alla qualità degli alimenti, alla riduzione dei pesticidi e dei conservanti. Oggi tutta l’industria si sta concentrando su questo concetto del ‘senza’, questo significa che se oggi c’è il senza, una volta ce li mangiavamo tutti”. Chiaramente anche i governi non possono più tapparsi gli occhi davanti a questa emergenza: “Il governo e la politica dovrebbero rendersi conto della situazione drammatica che sta vivendo il nostro Pianeta e che ci porta a un punto di non ritorno, lo ha dichiarato ieri il segretario delle Nazioni Unite – ha sottolineato Petrini – Qui si parla di salva Stati ma noi dobbiamo salvare il Pianeta”. “La situazione – ha chiosato dal palco – è così grave che esige un cambiamento profondo, i giovani l’hanno capito e non essere dalla loro parte è un crimine”.

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