Primi dati dell’operazione “Mare Caldo” di Greenpeace

Ci sono chiari segnali dell’impatto del cambiamento climatico anche sull’ecosostema dei mari italiani. Lo ha rilevato la spedizione di ricerca “Difendiamo il Mare” di Greenpeace, condotta con la barca Bamboo della Fondazione Exodus di don Mazzi che ha reso noti i primi risultati dei monitoraggi svolti nell area dell’Isola d’Elba insieme al DiSTAV dell Università di Genova, nell’ambito del Progetto “Mare Caldo”.

Sono stati riscontrati fenomeni di necrosi in specie simbolo dei nostri fondali come la gorgonia gialla e bianca; in alcune aree la moria ha colpito fino al 50% delle colonie. Il 10% delle gorgonie rosse, invece, è risultato colpito dal fenomeno. Preoccupa anche che la maggior parte delle colonie, nei fondali monitorati tra i 10 e i 30 metri, siano state trovate ricoperte da mucillagine.

Tra gli effetti diretti del cambiamento climatico riscontrati anche all’isola di Pianosa, zona protetta e quindi meno antropizzata, è lo sbiancamento o la morte del corallo mediterraneo e la morte di numerosi individui del bivalve Pinna nobilis.

Proprio vicino alla costa dell Isola d’Elba Greenpeace, insieme all Università di Genova, aveva posizionato a novembre una stazione pilota per misurare le variazioni delle temperature del mare a diverse profondità, riscontrando un aumento delle temperature che attorno ai 35 metri di profondità sono arrivate fino a 20° C a inizio giugno e un aumento delle temperature invernali, con una temperatura media minima tra dicembre e marzo di 15°C, un grado in più della media registrata in superficie fino al 2006.

Questo riscaldamento delle acque favorisce lo spostamento verso nord delle specie termofile, come conferma la presenza di pesci normalmente abbondanti in aree più calde del Mediterraneo.

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