Gli ambientalisti: fa greenwashing ma punta ancora sul petrolio

Un iceberg galleggia sul laghetto artificiale davanti al quartier generale dell’Eni a Roma; è la singolare protesta pacifica degli attivisti di Greenpeace Italia per manifestare, alla vigilia dell’assemblea dei soci, contro l’azienda accusata di fare ‘greenwashing’ senza smettere, però, di puntare su petrolio e gas fossili come ha spiegato Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne di Greenpeace Italia.

“Eni è campione di greenwashing – ha detto – si nasconde dietro comunicazioni verdi ma in realtà, stando ai suoi piani d’investimento, continua soprattutto a mettere soldi in estrazione di gas e petrolio che sono idrocarburi responsabili dell’emergenza climatica. Abbiamo un messaggio per l’Eni ma anche per il governo e tutti i cittadini italiani: basta gas e petrolio, è il momento che questa azienda investa davvero nelle rinnovabili per fare la propria parte per contrastare l’emergenza climatica”.

Un gruppo di attivisti in kayak ha aperto degli striscioni, mentre altri 8 sono stati fermati dalla polizia prima di iniziare a scalare il grattacielo in cui ha sede l’Eni.

Greenpeace Italia contesta all’azienda di fare poco o nulla nel breve periodo contro il climate change e punta il dito contro quelle che definisce “false soluzioni” come la cattura e lo stoccaggio della CO2 (CCS) e i progetti di conservazione delle foreste nell’ambito del sistema REDD+.

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