E’ la Giornata Mondiale degli Oceani. L’evento è organizzato dal 1992 da The Ocean Project e dal World Ocean Network, ed è riconosciuto dall’Onu dal 2008.

Quest’anno il tema è “Oceano: vita e sostentamento”, per sottolineare il ruolo dei mari per la produzione di ossigeno e cibo e per l’assorbimento della CO2. La Giornata del 2021 vuole anche sostenere il movimento globale “30×30”, sostenuto da scienziati e ambientalisti di tutto il mondo, che vuole arrivare a far dichiarare area protetta nel 2030 almeno il 30% della superficie terrestre (terre e acque).

Centinaia di organizzazioni in tutto il mondo sono mobilitate per celebrare la Giornata, con avvenimenti in presenza e virtuali. A guidare la manifestazione è il Consiglio consultivo giovanile della Giornata mondiale degli oceani, formato da 25 membri dai 16 ai 23 anni da 20 diversi paesi.

Le due grandi minacce della nostra epoca per gli oceani sono l’inquinamento da plastiche e il riscaldamento globale. Si calcola che in media ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscano in mare, e che al momento ce ne siano oltre 150 milioni di tonnellate. Arrivano soprattutto dai grandi fiumi di Asia sudorientale, Africa e America Latina, dove i paesi hanno sistemi di smaltimento dei rifiuti insufficienti. Secondo una ricerca del World Economic Forum, di questo passo nel 2050 negli oceani il peso complessivo della plastica supererà quello degli animali marini.

L’altra grande minaccia per i mari è il riscaldamento globale, che provoca il fenomeno della “acidificazione”.

L’aumento della CO2 in atmosfera fa aumentare questa anche nelle acque: 1/4 dell’anidride carbonica atmosferica finisce disciolta nelle acque. La CO2 in acqua si trasforma in acido carbonico, aumentando l’acidità. Questo impedisce ai gusci e alle conchiglie di formarsi, mettendo a rischio plancton, molluschi bivalvi, coralli, e tutta la catena alimentare che parte da loro, compresi pesci e crostacei mangiati dall’uomo.

 (ANSA)

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