Che un cambiamento del clima sia in atto è ormai sotto gli occhi di tutti e che per la maggior parte sia imputabile alle azioni dell’uomo nessuno può negarlo. Rispetto a 150 anni fa le temperature si sono innalzate di 1,1 °C a causa dell’aumento dei gas serra, in particolare anidride carbonica e metano, prodotti dall’attività umana. Secondo un report dell’Istat che ha preso come riferimento l’anno 2020, proprio due anni fa, in Italia, le precipitazioni annue sono state di 661 millimetri classificandolo, insieme al 2011, come l’anno meno piovoso. Inoltre la temperatura media è stata di 16,3° C, in aumento di 0,3° C sul decennio 2006-2015. E a livello globale la situazione non è certo migliore, anzi.

Per analizzare le cause e quali potrebbero essere gli scenari futuri se non avverrà un cambio di rotta urgente abbiamo contatto il professor Giuseppe Torri, originario di Borgo San Giacomo, nel bresciano, che, dopo anni passati a studiare la fisica delle particelle elementari a Londra durante un tirocinio a Boston ha iniziato ad interessarsi alla fisica dell’atmosfera e delle nuvole per poi studiare i climi tropicali all’Università delle Hawaii dove attualmente insegna nel Dipartimento Scienze Atmosferiche.

Nonostante il cambiamento climatico abbia delle notevoli ricadute sociali, lo studio del tempo atmosferico è una disciplina abbastanza recente e restano ancora molte gli aspetti che i ricercatori devono comprendere meglio.

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