(Cr) Maxi truffa su reddito di cittadinanza: altri 8 arresti

Cremona I connazionali erano privi dei requisiti necessari per ottenere il reddito di cittadinanza, ma i truffatori aggiravano l’ostacolo procurando i documenti necessari per istruire le pratiche. I membri dell’organizzazione criminale, sgominata dalla guardia di finanza di Novara e da quella di Cremona, hanno arrecato un danno erariale di oltre 21,5 milioni di euro presentando 10 mila domande di reddito di cittadinanza senza i necessari requisiti indicati dalla legge. Sono otto le persone arrestate oggi dalle Fiamme Gialle nella seconda tranche dell’indagine del pm di Milano Paolo Storari, in cui sono state contestati a vario titolo i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ed estorsione. A ricostruire il “susseguirsi ininterrotto” dell’attività illegale del gruppo – di cui da novembre scorso sono 24 i provvedimenti cautelari – è stata il gip Teresa De Pascale nell’ordinanza eseguita oggi che ha portato 5 indagati in cella e una sesta, una donna italiana, ai domiciliari. Il business illecito, come ha sottolineato il giudice, ha portato l’organizzazione criminale ad incamerare ingenti somme di denaro grazie a veri e propri malloppi di documenti falsi. I cinque, portati questa mattina in cella, uno dei quali soprannominato ‘Benone’ sono ritenuti, al pari di altri coindagati, “procacciatori di identità di concittadini romeni”. La donna italiana agiva, invece, come dipendente della Nova Servizi, la società attorno a cui ruotava il meccanismo con sede legale in centro a Milano e in convenzione sia con il Patronato Sias che con lo stesso Caf Mcl (Movimento Cristiano Lavoratori), e non si sarebbe solo “limitata all’istruzione di numerosissime domande di Reddito di cittadinanza”, ma si sarebbe adoperata “nel procurare”, per 50 euro l’uno, codici fiscali fasulli a uno dei suoi complici. Il “modus operandi” dell’organizzazione criminale prevedeva che i promotori, dei cittadini di origine rumena, procurassero i documenti e i nominativi di loro connazionali avvalendosi anche di complici operanti all’estero. Questi documenti venivano poi consegnati, tramite persone di fiducia, ai titolari e dipendenti di CAF e Patronati compiacenti i quali predisponevano e compilavano la falsa documentazione di supporto alla domanda (DSU e codice fiscale). Successivamente, attraverso certificati di attribuzione del codice fiscale e documenti d’identità contraffatti, il sodalizio riusciva ad appropriarsi dei sussidi. Le indagini, sono state condotte anche con la collaborazione delle forze di polizia rumene che hanno rintracciato ed arrestato alcuni membri del sodalizio.