Un simposio a Milano per confrontarsi sul modo in cui il mondo della medicina sta cambiando all’insegna di una visione interdisciplinare, che unisce alla fisiopatologia strettamente biomedica e specializzata i percorsi e gli approcci terapeutici delle medicine tradizionali validati scientificamente.
“La medicina dei sistemi – ha detto ad askanews Jeanette Maier, professoressa di Patologia generale e Patologia clinica dell’Università degli Studi di Milano – è proprio un nuovo paradigma di approccio al sistema uomo, che per tanto tempo è stato analizzato nelle sue parti. Ora nessuno di noi rinnega quello che è stato fatto fino ai tempi recenti, ma quello che adesso sappiamo grazie ai miglioramenti tecnologici e ai modelli computazionali che abbiamo a disposizione è che tutte queste singole molecole, questi singoli pezzi, sono connessi tra loro. Quindi per considerare l’uomo non possiamo considerale la mano, o il cuore o il cervello: dobbiamo considerare tutto l’insieme, per le ripercussioni reciproche che esistono tra un sistema e l’altro”.
“La cura funziona meglio, è molto più efficace – ci ha spiegato il professor Mario Clerici, docente di Immunologia dell’Università degli Studi di Milano – nell’attimo in cui abbiamo un approccio molto più olistico, molto più completo e torniamo a trattare il paziente non come un ammalato, ma come una persona che soffre”.
E grazie alla medicina dei sistemi si punta a portare vantaggi anche in termini di politiche sanitarie. “L’applicazione della medicina dei sistemi – ha specificato la professoressa Maier – potrebbe cambiare radicalmente il mondo medico, perché è una medicina che tende alla personalizzazione: è una medicina di precisione. Vuol dire poter caratterizzare ogni singolo paziente, in modo tale da avere un profilo individuale sul quale poi agire in maniera mirata e specifica, non solo con la diagnosi, ma anche con i metodi terapeutici”.
Un paradigma che in un certo senso vuole riportare la medicina alla sua dimensione umanistica, profondamente integrata nel discorso della scienza. E questo, per citare il rettore Franzini, è qualcosa che fa pensare alle dinamiche e alle strutture delle rivoluzioni scientifiche.



