Crema. Due anni di interrogativi, di dubbi, di domande senza risposta per i genitori di Mauro Pamiro e su quanto accaduto il 29 giugno del 2020 a Crema, in via don Primo Mazzolari, quando un muratore trovò il corpo senza vita del professore d’informatica e musicista. Un suicidio, per la Procura, che aveva chiesto di archiviare il fascicolo aperto nei confronti della moglie Debora Stella, unica indagata per omicidio volontario, come “atto dovuto“. Ma il Gip, su istanza dei genitori, Franco e Marisa, ha ordinato i nuovi accertamenti, tra cui quello sul frammento di tegola sporco di sangue trovato vicino al corpo del 44enne. Questa mattina la macchina della moglie, una Citroen, è stata portata da via Biondini in commissariato (dove è rimasta per più di due ore) con il carro attrezzi, perché non andava in moto, e qui è stata esaminata con il luminol. L’analisi sul reperto trovato sulla macchina, sul sedile posteriore, sarà analizzato giovedì a Milano per capire se si tratti di sangue. Nel pomeriggio, poi, è stato fatto il sopralluogo nella casa ma luce e caldo hanno portato gli esperti a spostare le analisi con il luminol il prossimo 25 luglio, probabilmente in serata o di notte. Il papà di Mauro Pamiro ha seguito con mamma Marisa le operazioni anche presso l’abitazione. Aveva con sé, sul cellulare, una foto del figlio che racchiude un particolare importante. Troppi i punti ancora da chiarire per i genitori che ora attendono i risultati delle analisi.

Claudia Barigozzi

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