La media lombarda dei medici obiettori di coscienza che non praticano l’interruzione di gravidanza si attesta attorno al 75%. A Cremona la percentuale è migliorata negli ultimi anni ma rimane al 65%. A Oglio Po, la percentuale è del 100% ma l’Asst di Cremona riesce comunque a garantire il servizio sul territorio. Oltretutto l’utilizzo della pillola abortiva RU4986 è fermo ad una percentuale tra il 25 e il 30% in tutta la regione, e questo è frutto di scelte politiche. La conseguenza è che le donne, laddove gli obbiettori siano la maggioranza, si debbano affidare alle liste d’attesa, mettendo a rischio l’intervento, oppure a spostarsi. Secondo i dati dell’Asst di Cremona le interruzioni di gravidanza sono state 204 nel 2020, aumentate rispetto al 2019 in cui erano state 191. Però il dato non fotografa il numero delle cremonesi che sempre nel 2019 sono ricorse all’aborto, secondo l’Istat 323, di cui 90 fuori provincia o fuori regione. Tante sono le condizioni socioeconomiche per cui le donne ricorrono all’aborto e su questo bisogna lavorare


