Inquinamento acustico, secondo Istat assenza di controlli a Cremona

Cremona I dati pubblicati dall’Istat nel 2023 relativi al biennio 2020 e 2021, pongono l’attenzione su una tipologia di inquinamento, che colpisce uomini e animali, spesso sottovalutata e ignorata anche dai controlli delle istituzioni italiane.  Si tratta dell’inquinamento acustico, dannoso per gli ecosistemi e per la salute e che secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente ogni anno causa 12mila morti premature in tutto il vecchio continente. La stessa agenzia ha anche dimostrato che l’esposizione prolungata al rumore forte può causare problemi sia auditivi che extra auditivi quali insonnia, stress, difficoltà nello sviluppo cognitivo e patologie metaboliche e cardiovascolari. L’esposizione al rumore è fonte di stress, poiché provoca variazioni accertabili della pressione sanguigna, del ritmo cardiaco, della vasocostrizione e della secrezione endocrina. Secondo i dati rilevati dell’istituto statistico italiano Firenze è stato il capoluogo con più superamenti nel 2021, mentre Cremona, che non compare nell’elenco delle città peggiori, ad una prima lettura dei dati, sembra essere, per una volta, un’isola felice. Da una analisi più dettagliata del report emerge invece un dato che potrebbe preoccupare, ovvero quello che sia nel 2020 che nel 2021, nel capoluogo cremonese non sono stati effettuati controlli di superamenti dei limiti di legge, ne su richiesta dei cittadini ne su iniziativa spontanea da parte dell’amministrazione  comunale. Sempre dalle tabelle messe a disposizione dall’ente, risulterebbero 7 gli esposti registrati da parte della cittadinanza, che non hanno avuto risposta e verifiche fonometrica adeguate. Una poca attenzione al problema, quella dell’amministrazione cittadina, che trova conferma anche nel fatto che l’ultima zonizzazione acustica redatta dal comune risale al 2000, nonostante in 23 anni in città siano cambiate molte situazioni, con molti cittadini che devono condividere la loro quotidianità con cantieri, attività commerciali e produttive o con flussi traffico aumentati negli anni. Sulla scrivania dell’assessorato all’urbanistica non risultano nemmeno esserci progetti per nuove barriere antirumore nelle zone più critiche della città. Con il piano d’azione Zero pollution, la commissione europea ha introdotto degli obiettivi anche per quanto riguarda l’inquinamento acustico. Specificamente, intende ridurre del 30% il numero di persone che vi risultano cronicamente esposte entro il 2030, rispetto ai livelli del 2017. Un obiettivo che però secondo l’Eea, anche per la mancanza di controlli, è ancora molto lontano.

Marco Degli Angeli