Oryza è il suo nome del riso dal greco antico, nato in Cina verso il IV millennio che poi si diffuse in India intorno 3000. Gli antichi romani la consideravano una spezia, quindi solo per i ceti alti, e lo usavano come farmaco per decotti ed infusioni. Gli arabi lo portarono in Sicilia del 700 D.C. Poi arrivò in Lombardia e in tutto il nord Italia. Oggi la sua coltivazione è concentrata principalmente in Piemonte e Lombardia nel triangolo Vercelli-Novara- Pavia, ma si coltiva un po’ in tutta Italia, nel Delta del Po ed in Sardegna. Tanti gli uccelli che troviamo nelle risaie come la pavoncella, oppure anatre morette e moriglioni, le folaghe, le gallinelle d’acqua. Negli ultimi anni troviamo anche l’ibis sacro, raffigurato spesso nei papiri e nei bassorilievi dell’Antico Egitto dove era venerato come icona del Dio Thot. Ma i veri protagonisti delle risaie sono gli aironi.
Ne esistono di tre specie bianco, cenerino e rossi che sono i più rari e le Garzette di colore bianco con il loro tipico ciuffo sulla nuca. Il nome airone deriva dalla cittadina di Ardea, poiché ardea significa airone, ed indica qualcosa di luminoso e splendente. Oppure troviamo la cicogna bianca e cosa rara apparsa negli ultimi anni anche la cicogna nera. Questo territorio nel corso degli anni grazie all’attività dell’uomo ha trasformato queste terre rendendole fertili e ospitali. E nelle risaie troviamo molti fiori spontanei di cui vi racconterò la storia come il Verbasco e l’Erba Viperina. Il riso è il cereale in assoluto più consumato dalla popolazione umana e costituisce il cibo principale per circa la metà della popolazione mondiale. La prima risaia italiana fu inaugurata nel 1468, e il primo documento che ne comprova la coltivazione in Italia fu una lettera di Galeazzo Maria Sforza del 1475.



