Terre di Lombardia: Leonardo; l’uomo e il genio – Prima parte

Vi racconterò in questa nuova trasmissione dal titolo “Ars, gli uomini e la storia” che fa parte sempre di “Terre di Lombardia: tra acqua e natura” con miei dipinti, la vita e i luoghi amati da Leonardo da Vinci.
Leonardo nasce nel 1452 ad Anchiano frazione di Vinci in Toscana in una casa in pietra tra gli ulivi. Il padre Piero fa il notaio, e ha una relazione illegittima con Caterina Lippi un umile contadina. Ma poi il diverso ceto sociale e per salvare le apparenze fa matrimonio combinato con un contadino soprannominato Attaccabrighe da cui ha 5 figli. Leonardo passa un infanzia felice tra la casa della mamma e Attaccabrighe e la casa del nonno e dello zio paterno. Il padre allora un po’ per malinconia un po’ per non stare solo lo porta con sè a Firenze dei Medici capitale del Rinascimento. Il padre capisce che Leonardo è portato per il disegno e lo porta nella bottega di Andrea del Verrocchio come apprendista. Tra gli allievi figuravano nomi che sarebbero diventati grandi maestri della successiva generazione, come Sandro Botticelli Perugino, Domenico Ghirlandaio, il Pollaiolo. A 20 anni è iscritto alla Compagnia dei Pittori o detta di S. Luca.
Nel 1472 primo lavoro firmato una formella con testa di angelo scoperta negli ultimi anni. Nel 1473 disegno un paesaggio sull‘Arno. Insieme al suo maestro dipinge “Battesimo di Cristo” e “Tobia e l’angelo”.
Tra il 1473/76 le prime opere commissionate realizzate da solo. “L‘Annunciazione“, “Madonna del Garofano“, “Madonna Benois“, “Ginevra dè Benci“. Nel 1481 “Adorazione dei Magi“, e “S. Gerolamo“ sempre a Firenze.
Leonardo ha 30 anni è già riconosciuto e apprezzato ma non le basta e decide di andare a Milano da Ludovico il Moro (Ludovico Maria Sforza), con lettera di presentazione. Scrive che sa fare tante cose e per ultimo anche dipingere. All’inizio è intrattenitore alla corte sforzesca feste come la «Festa del Paradiso». Leonardo sapeva suonare e cantare e inventò anche strumenti. A Milano abitò all’inizio presso i fratelli De Pedris anche loro pittori, presso la Cascina Bolla ancora esistente in Via Bordon. Oppure abitò presso la Casa degli Atellani vicino alla Chiese delle Grazie dove Leonardo aveva una vigna.
Leonardo lavora a Milano per quasi un ventennio (1482 – 1499) al servizio di Ludovico il Moro e, dopo un periodo in cui visiterà tante altre città, vi ritorna negli anni (1508 – 1513), al servizio del re di Francia Luigi XII, divenuto duca di Milano. Dopo sette anni alla Corte Sforzesca, ricevette l’incarico di eseguire una statua equestre da Ludovico il Moro che gli commissiona un monumento dedicato a suo padre Francesco Sforza. Studiò muscolatura e proporzioni del cavallo, ma non fece il cavaliere, quest’opera gigantesca che, per la sua fusione, avrebbe richiesto ben 100 tonnellate di bronzo. Fece un prototipo che colpì molto tutta la gente poi andato distrutto. Ma non lo realizzò perchè nel 1499 i francesi conquistarono Milano e il bronzo servirà per le armi di difesa inutilmente. Leonardo abbandonò il progetto e partì da Milano e andò a Mantova. Nel 1977 Charles Dent collezionista e filantropo d’arte cercò di realizzare il cavallo sui disegni di Leonardo insieme ad un comitato scientifico, ma poi morì. Ma per fortuna il progetto continuò con il contributo di Frederik Meijer, che donò i fondi necessari per terminare l’opera, chiese ad una scultrice di fare due statue, una per sè e l’altra per Milano. L’opera si può vedere presso l’Ippodromo di S. Siro, alta 7 metri. Un personaggio legato a Leonardo è stato Ludovico il Moro (Vigevano, 27 luglio 1452 – Loches (Francia) 27 maggio 1508). Presso il Mulino di Mora Bassa a Vigevano esiste un locale intimo con un camino d’angolo. Sembra questo il luogo d’incontro tra Ludovico e le sue amanti. Tra le sue amanti poi dipinte da Leonardo ci sono Lucrezia Crivelli “La belle Ferronnière” a cui si riferisce il nastro o catenella con gioiello che le cinge la fronte, ornamento tipico dell’epoca che prese il nome da Madame Ferron,
Cecilia Gallerani “La Dama con l’ermellino” animale ritratto con lei rappresenta oltre che simbolo di purezza e di incorruttibilità anche il mantello bianco che in greco si dice “galè” che alluderebbe al cognome della fanciulla.
Famosi i ritratti dei “Moti dell’animo“ perchè Leonardo oltre alla somiglianza voleva far comprendere la loro anima.