Giovedì scorso, nella riunione congiunta delle Commissioni regionali III e IV, la Liguria ha fatto un pericoloso passo indietro. Il vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura Alessandro Piana ha annunciato l’intenzione di abbattere quattro lupi presenti sul territorio, auspicando un raddoppio di questa cifra. Una proposta che ha sollevato un’ondata di proteste da parte delle associazioni ambientaliste, che denunciano l’assenza di basi scientifiche e il cedimento alle pressioni del mondo venatorio e degli allevatori. Secondo GAIA Animali e Ambiente, il lupo è una specie rigorosamente protetta dalla Direttiva Habitat, e ogni ipotesi di abbattimento deve passare da deroghe straordinarie e ben motivate. I dati più recenti dimostrano che i lupi predano per lo più cinghiali e caprioli, contribuendo all’equilibrio dell’ecosistema e alla difesa della biodiversità. La percentuale di predazioni sul bestiame domestico è trascurabile e spesso attribuita erroneamente ai lupi in assenza di verifiche da parte di esperti indipendenti. Il vero rischio, sostengono gli esperti, è quello di alimentare un clima di odio verso un animale che non rappresenta alcun pericolo per l’uomo. La convivenza è possibile: servono recinzioni adeguate, cani da guardiania, misure di prevenzione finanziate dalla Regione e una corretta informazione per i cittadini. Il ritorno del lupo sulle Alpi e sugli Appennini è un successo ambientale. Tornare alla caccia non è una soluzione: è solo un ritorno al Medioevo.



