TERRE DI LOMBARDIA: MUZZA STORIA DI UN CANALE

La puntata è dedicata al canale Muzza che nasce a Cassano d’Adda, sotto il castello da una diramazione dell’Adda, e termina sempre nell’Adda a Castiglione d’Adda (Lodi). Il nome Muzza deriva da una famiglia romana la MUTIA e il capostipite Tito Mutio, era prefetto dei fabbri, cioè ingegnere, che deviò un ramo dell’Adda per irrigare i suoi vasti possedimenti. Ci troviamo a Lodi Vecchio l’antica Laus Pompeia città fondata dai Celti con il nome di Alauda che significa allodola, da cui ebbe poi origine il nome Laus, uccello sacro per questa popolazione.
A tale proposito, l’immagine dell’allodola compare nello stemma civico in uso dagli anni ‘30 fino al 1963.
Dall’89 a.C. venne ridenominata Laus Pompeia in onore a Gneo Pompeo Strabone, padre di Pompeo Magno, che proprio quell’anno aveva concesso il diritto latino agli abitanti delle comunità in Transpadana, situata lungo la via Mediolanum-Placentia, strada romana che metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Placentia (Piacenza) passando appunto da Laus Pompeia.
Durante la dominazione longobarda, soggiornarono in Laus Pompeia il re Desiderio e suo figlio Adelchi. Il figlio di Gneo Pompeo Strabone ovvero Pompeo Magno fu un grande condottiero romano prima alleato e poi nemico di Cesare. Si arrivò alla scontro finale con Cesare che vinse nella battaglia di Farsalo nel 48 a.C.
Pompeo fuggì in Egitto ma venne ucciso a tradimento dal Re Tolomeo. Personaggio discusso, molto apprezzato da alcuni e fortemente criticato da altri, Pompeo Magno rimane una delle personalità più importanti della storia di Roma antica. Lungo il canale Muzza troviamo molte cascine come per esempio la Cascina Muzzetta che risalgono al XVII-XVIII sec. Le cascine, già allora, erano complessi altamente produttivi, la cui proprietà e gestione erano legate a capitali e investimenti cittadini. In questi luoghi del lodigiano i paesaggi avrebbero ispirato sicuramente un pittore come Charles-François Daubigny inizialmente profondamente legato ad uno stile accademico ma a partire dal 1843, quando si trasferì a Barbizon, cominciò a dedicarsi alla pittura “en plein air“. Tra i dipinti che ho portato ci sono vedute della Muzza nella nebbia in inverno a me molto cara, nebbia che ha ispirato pittori come Monet, Sisley, Cezanne e anche poeti e scrittori come Pascoli e Palazzeschi. Poi vi racconterò di una leggenda della “Boga di S. Pietro” un ferro a cui era stato incatenato S. Pietro. Alla “boga” erano attribuite proprietà miracolose nel passato, quella che vediamo oggi è stata edificata nel 1600. I fedeli erano molto devoti per ottenere privilegi e benefici. Una fama questa che ha varcato i confini del territorio e prova ne sia che numerosi sono coloro che dal cremonese, dal milanese, dal piacentino e dal pavese si recavano a Lodi Vecchio per venerare la sacra reliquia.