In questa puntata di Laboratorio Salute abbiamo in studio la dottoressa Carlotta Gnavi, farmacista “olistica”, divulgatrice scientifica ed esperta in fitoterapia e nutraceutica, che ci spiegherà come il declino cognitivo non sia un destino inevitabile, ma un processo che può essere rallentato con strategie preventive mirate.
Il cervello è il primo organo a soffrire di infiammazione cronica. Tossine ambientali, cattiva alimentazione, stress o permeabilità intestinale favoriscono una neuroinfiammazione che danneggia la corteccia prefrontale, riducendo memoria e lucidità. Anche la sindrome metabolica e il cosiddetto “diabete di tipo 3” – dove l’insulina non riesce più a nutrire i neuroni – raddoppiano il rischio di Alzheimer. A questi si aggiungono micotossine, metalli pesanti, infezioni croniche e farmaci che colpiscono i mitocondri, centrali energetiche delle cellule. Ma molto si può fare per proteggere il cervello. L’alimentazione è la prima medicina: eliminare zuccheri raffinati, grassi trans, alcol e alimenti industriali è fondamentale, mentre vanno privilegiati olio extravergine di oliva, mirtilli, noci, cioccolato fondente, verdura a foglia verde, broccoli e salmone selvaggio. Un ruolo importante è svolto dagli omega-3 (200-300 mg al giorno), che aumentano il volume cerebrale e stimolano la produzione del BDNF, il fattore di crescita neuronale. Accanto agli omega-3, la vitamina D è cruciale: attiva oltre 900 geni, regola l’infiammazione e sostiene la formazione di nuove sinapsi. Bassi livelli sono associati a depressione, Parkinson e declino cognitivo. La curcumina, potente antinfiammatorio naturale, contribuisce a proteggere i neuroni dallo stress ossidativo. Particolare attenzione meritano i funghi medicinali, studiati anche per la prevenzione dell’Alzheimer: Hericium erinaceus (criniera di leone), che stimola la rigenerazione delle fibre nervose e favorisce la neuroplasticità; Reishi (Ganoderma lucidum), utile per ridurre infiammazione e stress ossidativo; Cordyceps, che migliora la funzione mitocondriale e la produzione energetica cellulare. Fondamentali anche lo stile di vita e il sonno. Durante la notte, il sistema glinfatico “ripulisce” il cervello dalle scorie, riducendo la produzione di amiloide.
Un digiuno notturno di 12 ore, il rispetto di orari regolari e l’assenza di dispositivi elettronici in camera favoriscono questi processi. Infine, la gestione dello stress protegge le connessioni neuronali. Piante adattogene come ashwagandha, rodiola e zafferano, insieme a sostanze rilassanti come la L-teanina, aiutano a riequilibrare il sistema nervoso e a prevenire il danno da cortisolo cronico. “Il cervello – ricorda la dottoressa Gnavi – non va protetto solo in età avanzata: ogni giorno, con le nostre scelte, possiamo rallentare l’invecchiamento e preservare memoria e identità. La vera cura è la prevenzione.”
Per contatti:
www.carlottagnavi.it

