SULL’INCENERITORE (CR) PROMESSE BRUCIATE

Negli ultimi anni, Cremona ha sentito lo stesso ritornello in campagna elettorale. Con le giunte del Partito Democratico — prima con Gianluca Galimberti e poi con il suo vice, oggi sindaco Andrea Virgilio — si è promesso per almeno due turni la chiusura dell’inceneritore entro un termine certo. Oggi, però, quella promessa sembra definitivamente svanita. Secondo i dati ufficiali A2A, l’impianto di San Rocco nel 2023 ha bruciato 74.924 tonnellate di rifiuti, di cui solo il 60 per cento proveniente dalla provincia di Cremona. Il resto arriva da altri territori, ma a pagare in termini di salute e inquinamento sono sempre i cremonesi. Eppure il Protocollo “Cremona 20-30”, allegato al progetto originario, prevedeva un percorso graduale di dismissione dell’inceneritore, accompagnato da investimenti tecnologici, ammodernamento del teleriscaldamento e potenziamento della raccolta differenziata. L’obiettivo era chiaro: ridurre progressivamente la dipendenza dall’impianto, fino al suo spegnimento. Oggi, invece, l’amministrazione Virgilio dichiara che quel protocollo “non è più attuale” e che l’impianto resterà attivo almeno fino al 2036. Nel frattempo, A2A ha chiuso il bilancio 2023 con 816 milioni di euro di utile netto, e ai cittadini restano bollette più alte, aria più inquinata e pochi benefici concreti. Resta poi un nodo cruciale: non sono ancora pubblici i dati aggiornati su cosa venga realmente bruciato — in particolare quanta plastica — né le emissioni effettive di diossine e microinquinanti.
Cremona, una delle città più inquinate d’Italia, continua così a convivere con un impianto che doveva essere chiuso da anni, ma che oggi brucia ancora le sue promesse.