Sono stati diffusi i nuovi dati sulla qualità dell’aria in Lombardia, e la situazione nel territorio cremonese resta una delle più critiche della regione. Secondo ARPA Lombardia, nel 2025 Cremona ha già registrato 57 giornate di superamento dei limiti di Pm₁₀, contro le 35 consentite in un intero anno. Valori analoghi si riscontrano anche a Soresina, con 38 superamenti, e a Corte de’ Cortesi, con 34 giornate oltre soglia. Numeri che collocano il territorio cremonese stabilmente ai vertici regionali per livelli di polveri sottili e Pm₂,₅. Spesso, quando si parla di inquinamento, si tende a dare la colpa alla conformazione geografica della Lombardia e della Pianura Padana — una sorta di “scarica barile” naturale: l’aria ristagna, le montagne chiudono, e quindi non si può fare molto. Ma la verità è che la geografia è sempre la stessa da secoli, mentre a pesare oggi sono soprattutto le attività umane e industriali che gravano sul territorio.
In provincia di Cremona, oltre al traffico e ai riscaldamenti, incidono in modo rilevante le emissioni di grandi impianti e dell’inceneritore cittadino, che ogni anno brucia più di 70 mila tonnellate di rifiuti, contribuendo al rilascio di polveri e sostanze nocive in atmosfera. È un impatto che non può essere ignorato se si parla di qualità dell’aria e di salute dei cittadini. Eppure, nonostante questi dati, il sindaco di Cremona ha dichiarato che la qualità dell’aria è migliorata negli ultimi anni. Questa affermazione suscita più di una riflessione, soprattutto alla luce del fatto che, anche se il Comune applica puntualmente le misure di restrizione previste da Regione Lombardia dopo i superamenti consecutivi — limitazioni al traffico, riduzione dei riscaldamenti, divieti temporanei — i risultati sul campo restano scarsi. Va ricordato che dal 1° ottobre 2025 e fino al 31 marzo 2026 sono in vigore le nuove disposizioni regionali contro lo smog, che introducono misure strutturali come i limiti all’utilizzo del riscaldamento domestico e alla circolazione dei veicoli più inquinanti. La verità, forse, è che le regole non bastano se non si affrontano le cause strutturali più impattanti sul territorio: l’eccessiva concentrazione di impianti, l’incenerimento dei rifiuti e un modello di sviluppo che continua a pesare sull’ambiente più di quanto la Pianura Padana possa sopportare.


