Lombardia In Lombardia la produzione di rifiuti cala, la differenziata sale, ma la Tari aumenta. Oggi ogni cittadino produce in media 471 chili di rifiuti l’anno, mentre la raccolta differenziata raggiunge il 74%, un risultato alto che dovrebbe tradursi in una bolletta più leggera. E invece no. La tassa cresce quasi ovunque, anche se — numeri alla mano — la Lombardia rimane tra le regioni più economiche. Milano è l’unica città dove la Tari è scesa in modo significativo, mentre Cremona risulta quella dove si paga meno rifiuti in assoluto: da 197 a 196 euro, un calo lieve ma simbolico. Eppure, questo dato cozza con la percezione diffusa nelle famiglie cremonesi, che si trovano bollette in aumento, riduzione dei litri di indifferenziato inclusi e costi extra più alti. Qui nasce il paradosso: Cremona paga poco, ma respira molto. Perché mentre le tariffe scendono di pochi centesimi, resta irrisolta la mancata promessa elettorale sulla chiusura dell’inceneritore di San Rocco. Non solo non si spegne, ma continuerà a bruciare almeno fino al 2036. E a bruciare non solo rifiuti cremonesi: il 40% arriva da fuori provincia, mentre mancano ancora dati chiari su quanta plastica finisce nei forni e sulle reali emissioni di microinquinanti. Cremona è già tra le città più inquinate d’Italia, e ora anche candidata come area ideale per una centrale nucleare da fusione. Una possibile transizione che fa nascere una domanda inevitabile: da capitale dello smog, a capitale del radioattivo. Il rischio è che Cremona passi da un primato ambientale all’altro — senza mai vedere l’uscita dal problema, ma solo l’amplificazione. La questione non è solo economica: è sanitaria, ambientale, politica. E oggi più che mai è tempo di risposte, non di rinvii.



