CAMERA, TENSIONE SULLA “REMIGRAZIONE”

In Italia cresce il dibattito sul cambiamento della nostra società, sempre più multiculturale e musulmano. Molti osservano come le chiese siano sempre più vuote, mentre in diversi territori aumentano centri di culto islamici e moschee, un fenomeno che per una buona parte dell’opinione pubblica viene vissuto come una perdita delle radici storiche e culturali del Paese. Secondo alcuni movimenti, in questi contesti si diffonderebbero anche visioni radicali dell’Islam, legate alla sharia, con riferimenti a pratiche come spose bambine, sottomissione delle donne o mutilazioni genitali, temi che alimentano forti preoccupazioni sociali e politiche. Per non parlare del forte aumento della criminalità legata al fenomeno dei maranza. Su questo sfondo oggi alla Camera dei Deputati è esplosa la tensione: una conferenza stampa sulla “remigrazione” è stata sospesa per motivi di ordine pubblico dopo le proteste delle opposizioni. L’iniziativa era legata alla nascita del Comitato “Remigrazione e Riconquista”, che nelle ultime settimane ha organizzato manifestazioni e sit-in in tutta Italia, con due appuntamenti molto partecipati a Brescia il 15 dicembre e una nuova mobilitazione nazionale a Piacenza il 24 gennaio. L’iniziativa, promossa dal deputato leghista Domenico Furgiuele, era legata alla nascita del Comitato per la Remigrazione, che propone un programma in dieci punti per contrastare quella che definisce una “sostituzione demografica e culturale”. Tra le proposte: controllo più rigido dei flussi migratori, espulsione degli irregolari che commettono reati, incentivi economici per il rientro volontario nei Paesi d’origine, stop ai finanziamenti alle ONG accusate di favorire l’immigrazione clandestina, un fondo per la natalità italiana e priorità agli italiani per case popolari e asili nido. Sul sito del Comitato, in poche ore, hanno firmato migliaia di persone la petizione online a sostegno di queste richieste. Il tema divide profondamente il Paese, tra chi parla di identità e sicurezza e chi teme derive discriminatorie.