Crema. Lavorava nell’azienda metalmeccanica del Cremasco Sandro Dappie, operaio 55enne che ha perso la vita per asfissia in un incendio divampato nella casa in cui abitava da diversi anni, in un vicolo laterale di via Ripafredda a Romanengo. Era di origini emiliane ed era vedovo. Partecipava alla vita sociale del paese, lo si vedeva spesso in occasione di iniziative pubbliche e quando poteva dava una mano. Per questo quanto accaduto ha profondamente scosso l’intera comunità. Ad accorgersi del fumo denso che si alzava dal tetto dell’abitazione è stato un vicino, che ha subito dato l’allarme. I vivili del fuoco di Crema sono riusciti a entrare nella casa e a portare fuori l’uomo, che era privo di sensi e già in gravi condizioni. I tentativi di rianimarlo da parte del medico dell’ospedale maggiore sono stati inutili. Le cause del rogo sono ancora al vaglio degli inquirenti e per stabilire quanto sia accaduto in quegli istanti terribili ci sono delle ipotesi: dal malore che può aver impedito al 55enne di mettersi in salvo a una caduta, forse proprio nel tentativo di lasciare l’abitazione o di spegnere le fiamme. Non si esclude nemmeno l’ipotesi della stufetta killer e che il fuoco possa essersi propagato dalla mansarda, fiamme che sono state poi spente evitando che si propagassero al resto dell’edificio, una porzione di cascina ristrutturata, propri mentre gli operatori del servizio sanitario intervenuti cercavano inutilmente di rianimare l’operaio. In supporto alla squadra di Crema sono intervenuti i colleghi di Lodi attrezzati con l’autoscala e un equipaggio di Orzinuovi. Le operazioni sono andate avanti sino a tarda ora. La mansarda ha subito danni ingenti, così come il resto della casa. Diversi residenti, richiamati dalle sirene, erano scesi in strada per capire cosa fosse successo.Una tragedia che ha colpito tutti.


