CECCHINI DEL WEEKEND: ACCUSE SUI “SAFARI UMANI”

Un racconto che scuote e indigna torna al centro di un’inchiesta giudiziaria: italiani che negli Anni ’90 avrebbero pagato per andare a sparare contro civili durante l’assedio di Sarajevo. Un industriale 64enne, alla guida di una storica azienda metalmeccanica nel settore nautico alle porte di Milano, è stato interrogato ieri dal pubblico ministero Alessandro Gobbis. È indagato per omicidio volontario aggravato, ma ha scelto di non rispondere, limitandosi a fornire alcune dichiarazioni tramite la difesa. Al centro dell’indagine, la ricostruzione di presunti viaggi clandestini nei Balcani trasformati in un macabro “turismo di guerra”, dove la vita umana sarebbe stata ridotta a bersaglio. Accuse gravissime, che delineano uno scenario di crudeltà estrema, mentre le difese respingono ogni responsabilità. Sono quattro gli indagati, e gli interrogatori proseguono. Il fascicolo si allarga anche a livello internazionale, con altre Procure europee che stanno verificando i fatti. Tutto nasce da una testimonianza rimasta per anni nel silenzio e riemersa solo di recente, capace di riaprire ferite mai rimarginate. L’assedio di Sarajevo, uno dei più lunghi e devastanti della storia recente, ha causato oltre diecimila vittime, tra cui più di mille bambini. Ora la giustizia prova a fare luce su una vicenda che, se confermata, rappresenterebbe uno degli aspetti più disumani e intollerabili di quella guerra.