Grafene nel sangue: mito o realtà? Questa sera a Laboratorio Salute con Marcello Micheli

Cosa si vede davvero quando si osserva il sangue al microscopio?

E soprattutto: è possibile identificare il grafene all’interno dell’organismo, come sempre più spesso si legge online?

Sono domande che negli ultimi anni hanno generato paura, confusione e un vero e proprio mercato di analisi e “bonifiche” del sangue.

Ma cosa dice davvero la scienza?

Se ne parlerà a Laboratorio Salute insieme a Marcello Micheli, ricercatore, esperto in tecnologie medicali e cofondatore dell’associazione svizzera Phylax ed  autore del lavoro “Grafene al microscopio in campo oscuro: miti e realtà”, un’analisi approfondita che parte proprio da uno dei fenomeni più discussi degli ultimi tempi.

Tutto nasce nel 2021, quando alcuni studi diffusi sul web hanno ipotizzato la presenza di grafene nei vaccini anti-Covid. Da quel momento, la questione è rapidamente uscita dall’ambito scientifico per entrare nella percezione pubblica, alimentando timori e spingendo molte persone a sottoporsi a esami al microscopio in campo oscuro.

Ma qui emerge il primo punto chiave: il microscopio ottico, e in particolare il campo oscuro, non è uno strumento in grado di identificare la natura chimica delle sostanze.

Ciò che appare come “luminoso” non è una firma del materiale, ma semplicemente il risultato dell’interazione tra luce e campione.  

Nel sangue, infatti, sono normalmente presenti cellule, proteine, fibrina, cristalli e aggregati che, in determinate condizioni, possono apparire come punti o filamenti brillanti.

Strutture che, senza un’analisi più approfondita, possono essere facilmente interpretate in modo errato.

E qui entra in gioco un secondo elemento fondamentale, spesso ignorato: i limiti fisici della microscopia.

Il grafene è un materiale sottilissimo, con uno spessore di circa 0,34 nanometri, mentre il microscopio ottico ha un limite di risoluzione intorno ai 200 nanometri.

In altre parole, esiste una distanza enorme tra ciò che il grafene è e ciò che il microscopio può realmente vedere.  

Questo significa che non è tecnicamente possibile riconoscere il grafene come struttura al microscopio ottico.

E non solo. Se ipoteticamente fosse presente in dimensioni tali da essere visibile, non potrebbe nemmeno circolare liberamente nel sangue: sarebbe troppo grande per passare nei capillari.

Durante la puntata si affronterà anche un altro aspetto cruciale: il modo in cui alcuni studi e immagini sono stati interpretati.

Molte delle pubblicazioni citate online parlano infatti di strutture “simili” o “compatibili con” il grafene.

Ma nel linguaggio scientifico questo non equivale a una identificazione certa, bensì a una semplice analogia visiva.  

Un dettaglio non secondario, che però nella comunicazione al pubblico spesso scompare, lasciando spazio a interpretazioni più allarmistiche.

Il risultato è stato un aumento significativo di esami al microscopio in campo oscuro, spesso accompagnati da diagnosi non supportate da evidenze e da proposte di trattamenti di “disintossicazione”.

Questa sera, con Marcello Micheli, proveremo a fare chiarezza partendo da dati scientifici, limiti degli strumenti e osservazioni reali.

Perché capire cosa si vede – e cosa non si può vedere – è il primo passo per distinguere tra informazione e disinformazione.

L’appuntamento è alle 21.30 su Telecolor.

Una puntata per rispondere, in modo rigoroso ma accessibile, a una delle domande più cercate e controverse degli ultimi anni: il grafene nel sangue esiste davvero o è solo un’illusione ottica?