Al Parlamento europeo è successo qualcosa che cambia gli equilibri sul tema del benessere animale. Con il voto del 30 aprile, è stata approvata una relazione che, di fatto, chiede alla Commissione europea di limitare i finanziamenti alle organizzazioni che si occupano di tutela degli animali quando fanno attività di pressione politica. In altre parole, proprio le associazioni che rappresentano milioni di cittadini rischiano di avere meno risorse e meno voce nei processi decisionali. Il punto più critico è che questa stretta non riguarda allo stesso modo tutti: mentre le ONG vengono sottoposte a nuovi vincoli e controlli, il settore dell’industria zootecnica continua ad avere accesso diretto alle istituzioni senza gli stessi obblighi. I numeri parlano chiaro: negli ultimi mesi i rappresentanti dell’industria sono stati ricevuti decine di volte, mentre le associazioni animaliste molto meno. Nel frattempo, il tema centrale — quello delle gabbie — resta fermo. Nonostante oltre un milione di cittadini europei abbia chiesto di superarle, e nonostante promesse fatte anni fa, oggi circa 300 milioni di animali continuano a vivere in condizioni di confinamento. Il risultato di questo voto è quindi uno squilibrio: meno spazio per chi chiede più tutele e più continuità per un sistema che, nei fatti, non è ancora cambiato.



