PERSI 461 NEGOZI IN SEI ANNI NEL CREMONESE

Cremona. Mercoledì 9 settembre, in piazza Stradivari, parte la raccolta firme per fermare la desertificazione commerciale di Cremona. E i numeri sono pesantissimi: dal 2019 al 2025 nel solo capoluogo sono scomparse 110 attività al dettaglio, il 13,4%, con circa 17 milioni di euro di ricchezza sottratti al territorio. Ma basta camminare per il centro per capire che non stanno soltanto abbassando le serrande: sta cambiando completamente il volto commerciale della città. Al posto delle piccole botteghe e dei negozi tradizionali aumentano minimarket, kebab, macellerie halal, parrucchieri gestiti da stranieri e distributori automatici di alimenti e bevande. Attività legittime, ma il risultato è una progressiva perdita di varietà e dell’identità commerciale che per decenni ha caratterizzato il centro storico. E non c’è soltanto l’eCommerce. In tutti questi anni le scelte urbanistiche hanno consentito la crescita di supermercati, discount e grandi strutture commerciali nella città e nella sua cintura. E non è finita. Cardaminopsis ha ottenuto il via libera definitivo: tra Paullese, via Picenengo e via Sesto è previsto un nuovo polo da 60 mila metri quadrati complessivi, con ipermercato, altre attività commerciali e oltre 500 parcheggi. E nell’area ex Scac di via Sesto resta sul tavolo un altro piano che comprende circa 11 mila metri quadrati di commerciale, oltre a terziario, albergo e ristorante. Nel frattempo, in provincia sono già spariti 461 negozi e quasi 900 addetti. E allora la domanda è inevitabile: come si può chiedere di salvare il commercio di prossimità mentre continuano ad avanzare nuove grandi superfici commerciali? Perché quando chiude una bottega non perdiamo soltanto una vetrina: perdiamo lavoro, presidio del territorio e soprattutto ricchezza che non rimane più a Cremona.