RISO BIOLOGICO, MAXI FRODE NEL PAVESE

Chi compra riso biologico, spesso pagando un prezzo più alto, lo fa perché pensa di portare in tavola un prodotto coltivato secondo regole precise. Ma un’indagine della Procura di Pavia fa emergere uno scenario ben diverso. La Guardia di Finanza e gli ispettori dell’Icqrf hanno eseguito un sequestro preventivo per oltre 10 milioni di euro a carico di alcuni imprenditori agricoli della Lomellina. Secondo gli investigatori, riso e altri cereali sarebbero stati coltivati utilizzando fitofarmaci e fertilizzanti non consentiti nell’agricoltura biologica, per poi essere commercializzati come “bio”. Durante le perquisizioni sarebbero state sequestrate ingenti quantità di prodotti vietati e le successive analisi di laboratorio avrebbero confermato difformità rispetto a quanto dichiarato. Il sistema avrebbe permesso di ottenere rese più elevate e di vendere 40mila tonnellate di riso al prezzo maggiorato del biologico, generando profitti per oltre 9,8 milioni di euro, oltre a circa 400mila euro di contributi pubblici. Una vicenda che tocca direttamente anche i consumatori: si paga di più per scegliere biologico, ma la garanzia deve essere reale e verificabile.