Raffreddori, influenza e stanchezza stagionale non dipendono solo dal meteo: molto spesso entrano in gioco alimentazione, intestino e abitudini quotidiane. A ribadirlo è la dottoressa Michela De Petris, specialista in Scienza dell’Alimentazione ed esperta anche di terapia nutrizionale del paziente oncologico: “Con i cibi giusti si fanno meraviglie, con quelli sbagliati si fanno danni”. Per De Petris, la dieta è una variabile potentissima perché dipende da noi, tre volte al giorno. E non è solo una questione di “calorie”, ma di biochimica: scegliere le molecole giuste significa sostenere infiammazione, microbiota e sistema immunitario. Il primo passo è capire cosa spinge il corpo verso l’infiammazione. La dottoressa richiama i principali fattori di rischio legati all’alimentazione: grassi saturi (prevalenti nei cibi animali), colesterolo (presente solo nei cibi di origine animale), proteine animali acide e sale. All’opposto, i fattori protettivi arrivano dal mondo vegetale: fitonutrienti (carotenoidi, folati, flavonoidi), antiossidanti e antinfiammatori che “potenziano il sistema immunitario”. Con un punto chiave: le fibre, presenti solo nei vegetali integrali, nutrono la flora batterica “buona”, favoriscono il transito e sostengono difese e cervello, perché intestino e mente dialogano strettamente. Per agire in modo concreto, De Petris propone anche una strategia molto pratica: l'”insalata Wow”, la verdura cruda come protagonista e non come contorno marginale. Base di foglie verdi (lattuga, cicoria, valeriana, rucola), poi arricchita con ingredienti di stagione: melograno, finocchi, arance (meglio biologiche), erbe aromatiche e perfino cimette di broccoli crude tagliate finissime. Non è obbligatorio mangiarla “prima”: l’importante è farle spazio sempre. Un trucco efficace è creare un “cuscino di insalata” sotto piatti più ricchi: aiuta sazietà, colore, croccantezza e riduce l’eccesso automatico delle porzioni. Altro pilastro d’inverno è la vitamina C, da privilegiare soprattutto tra autunno e fine stagione fredda. La natura ne è ricchissima: limone (da usare durante i pasti, non solo a digiuno), agrumi, kiwi e broccoli. E proprio qui entra il tema degli abbinamenti: la vitamina C può aumentare fino a otto volte l’assorbimento del ferro, quindi è utile metterla “insieme” ai cibi che lo contengono. Tra gli alleati più interessanti, De Petris inserisce i funghi medicinali della tradizione orientale, sempre più presenti anche nei nostri supermercati: shiitake, maitake, grifola frondosa e pleurotus, da consumare anche 2-3 volte a settimana. Una raccomandazione netta: devono essere biologici, perché i funghi drenano il terreno e possono concentrarne gli inquinanti. Per misurare se stiamo davvero sostenendo le difese, la dottoressa consiglia alcuni esami del sangue spesso trascurati: ferritina, vitamina B12, acido folico e omocisteina; vitamina D (25-OH), paratormone, calcio e fosforo; e tre microelementi chiave per l’immunità: zinco, rame e selenio. Lo zinco, in particolare, è legato anche a pelle, unghie e capelli: quando è basso possono comparire fragilità ungueale, caduta di capelli, ragadi e maggiore predisposizione a herpes. Prima di ricorrere agli integratori, De Petris invita a partire dai cibi: germe di grano (ottimo “sostituto” del formaggio grattugiato), semi di zucca e lino, cacao amaro, legumi come azuki, erbe aromatiche e funghi. E per chi cerca un finale “festaiolo” ma intelligente, ecco il suo pasticcino della salute: un frutto disidratato “nostrano” (fico, prugna o albicocca) aperto a metà, farcito con una fava di cacao o un quadratino di fondente, più una mandorla o nocciola. Semplice, rapido, appagante. E soprattutto: coerente con l’idea guida della dottoressa De Petris, che la prima farmacia sia la bancarella di frutta e verdura.



