Non basta cancellare la dicitura data center dall’elenco delle attività ammesse per avere la certezza che nell’area AT02 non possano sorgere. È questa, in sintesi, la contestazione lanciata da un gruppo di professionisti, ambientalisti e rappresentanti di comitati locali dopo la delibera della Giunta comunale di Pozzaglio dello scorso 30 ottobre.
Secondo i firmatari del comunicato, l’amministrazione avrebbe dato indirizzo di eliminare la specifica destinazione GF2.4, relativa a data center e centri di elaborazione dati, ma senza introdurre un divieto esplicito. Il motivo? La destinazione produttiva dell’area AT02 rimarrebbe intatta.
Un aspetto che, secondo i contestatori, assume particolare rilevanza alla luce della legge regionale 11 del 2026, che qualifica come attività produttive i data center con potenza richiesta di connessione superiore a 5 megawatt.
A complicare ulteriormente il quadro ci sarebbe una modifica normativa regionale in discussione, che potrebbe consentire la realizzazione di data center nelle aree già destinate ad attività produttive attraverso un piano attuativo, senza necessità di variante al PGT.
Da qui la richiesta alla Regione di garantire ai Comuni il potere effettivo di decidere quali insediamenti autorizzare sul proprio territorio.
Ma la contestazione non riguarda soltanto i data center. Perché AT02, sottolineano i firmatari, non è stato cancellato. Restano quasi 35 ettari destinati alla trasformazione produttiva, in larga parte oggi agricoli.
Un consumo di suolo che, secondo il gruppo, rischia di avere conseguenze su rogge, rete ecologica, paesaggio e attività agricole e zootecniche.
La parola passerà ora al Consiglio comunale, chiamato a pronunciarsi sulla variante urbanistica. La richiesta dei firmatari è netta: stralciare integralmente AT02. Non soltanto escludere i data center, ma rinunciare alla trasformazione dell’intera area.



