Tour de force a Crotta d’Adda, dove il comitato “Tuteliamo il nostro ambiente e la nostra salute” ha organizzato due assemblee pubbliche in due giorni, ieri sera a Crotta e oggi pomeriggio a Cremona nella sala Eventi di piazza Stradivari, in vista della conferenza dei servizi del 5 novembre in Provincia, che potrebbe concludersi con l’autorizzazione o il diniego al compostaggio di sfalci verdi. Lo sguardo è rivolto contemporaneamente alle elezioni provinciali del 31 ottobre, appuntamento che inquieta le associazioni ambientaliste, in gran numero solidali con il comitato di Crotta, perché nessuna lista sta mostrando attenzione ai temi ambientali, e inoltre i sindaci più sensibili alla questione ecologica sono in scadenza di mandato. Tra i cittadini cresce la perplessità per l’iter autorizzativo, che sinora non ha tenuto conto di alcune contraddizioni, a partire dalla norma europea che prescrive che i compostaggi lavorino in sedi chiuse per non diffondere odori, mentre la ditta Sovea vuole svolgere attività all’aperto, pur avendo indicato nello studio d’impatto ambientale che la soglia dell’inquinamento olfattivo sarà superata di circa il quadruplo. L’ente Provincia ha già chiesto mitigazioni in proposito. Ieri sera il medico dell’Isde di Milano Edoardo Bai ha espresso il timore che venga autorizzato un impianto su un terreno di cui Sovea non ha ancora dimostrato proprietà e in un sito al quale i camion non possono accedere. Il Comune infatti ha vietato ai trasporti industriali il transito sul ponte del canale navigabile. Le leggi, ha ricordato Bai, non si applicano sempre automaticamente e spesso vanno fatte valere con la pressione dei cittadini. Occorre programmazione ma anche terzietà, che, come ha sottolineato Marco Pezzoni, in provincia di Cremona è una pratica istituzionale rara e difficile. Già si parla di un altro ricorso al Tar oppure, se sarà data autorizzazione, di una causa civile con richiesta di risarcimento danni per molestie olfattive, come ha sottolineato l’avvocata Paola Ferrari. Oggi a Cremona si è tenuto un altro incontro pubblico, assieme a molte altre associazioni, per discutere dei problemi legati ai casi di polmonite nel Bresciano. La richiesta di fondo è utilizzare gli studi epidemiologici già eseguiti o in corso, per un’efficace opera di prevenzione e di programmazione da parte delle istituzioni.



