L’emergenza è rientrata, ma ora sul Naviglio Grande si apre il capitolo più difficile: capire quanto sia grave il danno ambientale provocato dall’enorme sversamento di idrocarburi che ieri ha interessato quasi 30 chilometri, da Magenta fino a Milano. Le barriere posizionate lungo il corso d’acqua hanno permesso di bloccare quasi tutti gli inquinanti prima della Darsena, ma a monte le conseguenze sull’ecosistema preoccupano. Il Parco del Ticino parla di danni pesanti alla biodiversità, in particolare alla fauna ittica e agli uccelli acquatici. Alcuni animali contaminati sono stati recuperati: non tutti sono sopravvissuti. Un cigno completamente ricoperto dalla sostanza oleosa è stato salvato e affidato al Centro recupero fauna selvatica della Lipu di Magenta. Per proteggere anche le campagne sono state chiuse le bocche delle rogge irrigue, evitando che gli idrocarburi raggiungessero coltivazioni e aree naturalistiche. Ora serviranno interventi di bonifica e un monitoraggio degli effetti sull’ambiente. Intanto Arpa sta analizzando i campioni per stabilire l’esatta composizione della sostanza. Si rafforza l’ipotesi di uno sversamento illecito nelle fognature di Magenta: esclusa una perdita dall’oleodotto, le indagini puntano a individuare chi ha provocato quello che viene ormai definito un vero disastro ambientale.



