Il polmone verde del pianeta, la foresta amazzonica, un patrimonio mondiale di biodiversità, continua a essere in pericolo. Nonostante le campagne ambientaliste e i piani di conservazione messi in campo dalla politica, la sua graduale diminuzione non accenna a fermare. E dal Brasile, dove si trova il 60% della foresta, arrivano le notizie peggiori: qui a settembre la deforestazione è cresciuta del 290% su base annua, distruggendo un’area boschiva di 402 km quadrati. In proporzione, è come se tre città come Milano, Firenze e Napoli fossero state rase al suolo. L’ennesimo allarme arriva da Imazon, un’organizzazione no profit brasiliana che ha quantificato le perdite calcolandole con dati satellitari. I 402 km quadrati sono stati interamente disboscati per destinare il terreno ad altro uso. A questi si aggiungono le aree degradate, quelle cioè molto colpite dal disboscamento oppure arse. La superficie interessata nel mese scorso è stata di 624 km quadrati, con una crescita esponenziale rispetto ai 16 km quadrati del settembre 2013. E tutto questo a discapito delle regole che tutelano la foresta pluviale che però sembra difficile far rispettare. In effetti, tenere monitorata questa enorme area verde, che si estende su una superficie di oltre sette milioni di km quadrati, è un’impresa ardua. Infatti, negli ultimi 50 anni, la foresta ha perso quasi un quinto della sua superficie. Ogni minuto, in Brasile, viene bruciata o tagliata una superficie grande quanto tre campi e mezzo di calcio. Dopo un rallentamento negli anni precedenti, nel 2013 il tasso di disboscamento è tornato a crescere, con un +29% su base annua. E l’allarme continua.

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