15 Sep 2013 --- Woman carrying freshly harvested vegetables in basket --- Image by © Hero Images/Corbis

Una crescita vertiginosa dell’agricoltura BIOLOGICA in Italia

Secondo il regolamento europeo chi vuole coltivare alimenti bio, deve rispettare diverse normative le ferree regole del regolamento europeo sul biologico del 2009. Non sempre vengono rispettate tutte le regole dentro ad alcune azione biologiche. Appunto per questo si sta discutendo in questi giorni perché i governi di europei aggiornino il regolamento, così da correggere il tiro su molti aspetti del settore.

Solo negli ultimi 15 anni la crescita del biologico in Italia è stata significativa. Mai però come nel 2016 ha fatto registrare un balzo del 20% rispetto all’anno precedente, ponendo il nostro paese in testa alla classifica europea. I beni in maggiore espansione sono i vini in crescita del 41% e la carne, con il 42%. Dalle prime stime sul 2017, però, emerge già che questi numeri come minimo si duplicheranno e nel caso del vino raggiungeranno il 110% di incremento percentuale. Ottima anche la crescita di altri settori: il consumo di frutta si assesta intorno al 20%, la verdura al 16% ed i latticini al 13,5%. Il dato è stato confermato dal Ministro Martinache, al recente SANA (Salone Internazionale del Biologico e del Naturale) di Bologna, ha affermato che nel 2016 ben 300.000 ettari di terreno sono stati convertiti al biologico. Parliamo di una superficie pari all’intera provincia di Bologna.

Un prodotto vegetale può definirsi biologico se è coltivato in un certo modo. Un requisito davvero importante è il terreno che non deve essere sfruttato in modo intensivo ma prediligendo alla rotazione delle colture che preserva le sostanze nutrienti. Per lo stesso principio, anche lo spreco di risorse idriche va limitato e controllato. I composti chimici sono fortemente vietati e i trattamenti per le piante, come concimi, insetticidi e diserbanti, possono contenere solo sostanze organiche. Anziché uccidere gli insetti che attaccano le coltivazioni con strumenti chimici, si prediligono soluzioni diverse. Ne è un esempio la consociazione, ovvero la coltivazione in parallelo di due tipologie di piante, ognuna delle quali sia sgradevole per i parassiti dell’altra.

Come per l’agricoltura biologica in Italia, così per l’allevamento valgono regole molto precise. Si parte dai terreni adibiti a pascolo che devono essere ampi e consentire al bestiame di muoversi liberamente, i mangimi devono essere rigorosamente organici, prediligendo foraggio da colture bio.  L’utilizzo di ormoni e antibiotici non è consentito, a mano che non insorgano delle specifiche malattie. Prediligere spazi aperti a stalle inquinanti impatta molto anche da un punto di vista energetico, richiedendo una minore quantità di risorse. Sostenibile e rispettoso dell’ambiente: è questo il volto dell’allevamento biologico.