TRENTINO, CASO CAPPELLINI E CACCIA ALL’ORSO

In Trentino torna ad accendersi la polemica sugli orsi. Dopo la linea dura della Provincia, decisa a ridurre drasticamente la popolazione dei plantigradi, ora qualcuno arriva persino a ipotizzare un loro coinvolgimento nella morte di Antonio Cappellini, il 79enne originario di Vailate e residente a Castelleone, ritrovato senza vita lo scorso 8 agosto in un dirupo della Val di Sole. L’uomo era scomparso mentre raccoglieva funghi e, secondo gli inquirenti, a causarne la morte sarebbe stato un malore o una caduta accidentale. Sul corpo non è stato infatti rilevato alcun segno riconducibile a un’aggressione. Nonostante questo, il Comitato “Insieme per Andrea Papi”, nato dopo la tragedia del runner ucciso da un’orsa nel 2023, chiede che venga valutata anche la pista dell’attacco animale. Una posizione che ha sollevato reazioni indignate: appare infatti ridicolo attribuire a un orso un decesso che la stessa Procura ha già chiarito essere frutto di un incidente. Il caso Cappellini riporta comunque al centro il rapporto, spesso conflittuale, tra uomo e fauna selvatica. I boschi sono la casa naturale degli orsi e le aggressioni avvengono quasi sempre per comportamenti imprudenti dell’uomo, che si avvicina per fotografarli o addirittura dar loro da mangiare. Succede in Trentino come in Romania, dove esistono veri e propri “orsi-tour”, che hanno già provocato vittime. Il dibattito resta aperto: da una parte la tutela della sicurezza, dall’altra il rischio concreto di una campagna che, dietro alla paura, finisca per cancellare una presenza che appartiene alla natura stessa delle montagne alpine.