Milano. Si è detto totalmente estraneo alle accuse l’80enne ex camionista italiano interrogato oggi a Milano nell’ambito dell’inchiesta sui cecchini del weekend durante l’assedio di Sarajevo negli anni Novanta. Secondo l’accusa, non si tratterebbe di combattenti ma di civili stranieri che, pagando, venivano accompagnati sulle alture intorno alla città per sparare sui civili intrappolati. Non per guerra, ma per divertimento. Le testimonianze parlano di tariffe precise: si pagava a pacchetto, anche “ogni tre pallottole”, come fosse un gioco. Un macabro turismo armato. Nel mirino sarebbero finite persone in fuga, famiglie per strada, ma anche bambini in fila per il cibo, colpiti mentre aspettavano gli aiuti umanitari. Scene raccontate da chi all’epoca venne avvicinato da intermediari e rifiutò, denunciando tutto. L’ex camionista, interrogato dal pm per poco più di un’ora negli uffici della Procura della Repubblica, ha negato, ma l’inchiesta non riguarda solo lui. Gli inquirenti stanno verificando altre posizioni italiane: un imprenditore, un banchiere, e altri nomi ancora da chiarire. Una rete che, secondo gli investigatori, avrebbe coinvolto più persone, tutte tornate poi alla loro vita normale.
Una storia che riapre una delle pagine più nere e disturbanti della guerra nei Balcani.



